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Un codice solo, due modi di sbagliare

Il CIN è il Codice Identificativo Nazionale che il Ministero del Turismo assegna a ogni unità immobiliare destinata alla locazione turistica o breve. È obbligatorio dal 1 gennaio 2025, si richiede online con SPID o CIE, e va indicato in tutti gli annunci e all'esterno dello stabile. Chi non lo richiede rischia da 800 a 8.000 euro; chi lo richiede ma non lo espone negli annunci rischia da 500 a 5.000 euro. Sono due violazioni diverse e possono arrivare insieme.

La parte che sorprende i proprietari non è la richiesta, che si chiude in mezz'ora. È tutto quello che il CIN si porta dietro: l'esposizione su ogni portale, i requisiti di sicurezza in casa, il codice regionale che resta comunque dovuto e, dal 2026, la Certificazione Unica.

1. Che cos'è il CIN, in concreto

Il CIN nasce dalla banca dati nazionale delle strutture ricettive del Ministero del Turismo. Prima esistevano sistemi regionali che non si parlavano tra loro, e nessuno poteva incrociare gli annunci pubblicati con gli immobili realmente esistenti. La banca dati serve a questo, e il CIN è la targa che ogni immobile riceve entrandoci.

Il codice è legato all'unità immobiliare, non a te: se hai tre case ne servono tre. Vale per le locazioni turistiche e per le locazioni brevi, e vale anche se affitti da dieci anni. Non è un adempimento per chi apre adesso, è un adempimento per chiunque affitti.

2. Come si richiede

Si fa da soli, online, sul portale della banca dati nazionale del Ministero del Turismo. L'accesso è con SPID o CIE, quindi la prima cosa da verificare è banale ma blocca metà delle richieste: se le credenziali sono intestate a un familiare e l'immobile no, non si va avanti.

Poi servono due cose. I dati catastali dell'immobile, cioè comune, foglio, particella e subalterno: li trovi sulla visura, e vanno riportati esatti perché il sistema li verifica. E il titolo di disponibilità, cioè a che titolo puoi affittare quella casa: proprietà, usufrutto, un contratto di locazione che consente la sublocazione, un comodato. Chi gestisce la casa di un genitore senza nulla di scritto qui si ferma: prima serve un titolo, poi si chiede il codice.

Il rilascio è contestuale alla fine della procedura, e il codice resta attaccato a quell'unità: cambiare portale o cambiare gestore non lo cambia.

3. Dove va esposto, e qui si sbaglia davvero

Il CIN va indicato in tutti gli annunci, su ogni canale dove la casa è pubblicata: i grandi portali internazionali, i portali locali, il tuo sito, i gruppi in cui la giri. Va indicato sui materiali promozionali, quindi anche brochure, volantini e schede stampate. E va esposto all'esterno dello stabile in cui si trova l'immobile, in modo visibile.

Qui l'errore tipico non è l'ignoranza, è la dimenticanza. Il proprietario mette il CIN sul portale principale e si convince di aver finito, mentre la stessa casa è ancora online su due canali aperti l'anno prima e mai chiusi. Ogni annuncio è una posizione a sé.

4. Le sanzioni sono due, e si sommano

Nei gruppi di proprietari le due sanzioni vengono raccontate come se fossero la stessa. Non lo sono.

Le due violazioni distinte previste in materia di CIN
ViolazioneSanzioneCome si conta
CIN non richiestoda 800 a 8.000 europer ciascuna struttura
CIN non esposto negli annunci e sui materialida 500 a 5.000 europer ciascun annuncio

Sono due fattispecie autonome. Chi non ha mai chiesto il codice e tiene la casa pubblicata su tre portali non commette una violazione: ne commette una per l'omessa richiesta e una per ciascun annuncio privo del codice. È il motivo per cui un ritardo che sembra piccolo può diventare un conto grosso.

5. La sicurezza viaggia insieme al codice

Il CIN non è solo anagrafica. Chi destina un immobile alla locazione breve o turistica deve rispettare i requisiti di sicurezza previsti per queste attività: rilevatori di gas combustibili e di monossido di carbonio funzionanti, ed estintori a norma e revisionati.

Vanno messi prima del primo ospite, non dopo. Il punto che sfugge è la manutenzione: un estintore scaduto e un rilevatore con la batteria scarica valgono, in caso di controllo, quanto non averli. Il resto da mettere in ordine prima di partire è nella guida su cosa serve per affittare.

6. Dal 2026 il CIN entra nella Certificazione Unica

C'è una novità che riguarda i proprietari che si appoggiano a un intermediario: dal 2026 il CIN va indicato nella Certificazione Unica rilasciata da chi ha incassato i canoni e operato la ritenuta d'acconto.

Il codice esce dal mondo degli annunci ed entra nei dati fiscali: collega l'immobile, i corrispettivi dichiarati e la ritenuta subita. Per te cambia poco come lavoro, molto come verificabilità. Un immobile che genera incassi e non ha un CIN associato, da quest'anno, si nota da solo.

7. Il CIN non sostituisce il codice regionale

È la confusione più frequente in Sardegna, e la risposta è secca: sono due adempimenti diversi e restano entrambi. Il CIN è nazionale e nasce dalla banca dati del Ministero del Turismo. Il codice identificativo regionale nasce invece dall'iscrizione al sistema informativo della Regione, che continua a esistere con le sue procedure e le sue scadenze.

Nessuno dei due assorbe l'altro. Chi si è iscritto anni fa al sistema regionale non è a posto con il CIN, e chi ha ottenuto il CIN nel 2025 non è per questo in regola con la Regione. Vanno tenuti tutti e due, e aggiornati quando cambiano i dati della casa.

8. Cosa facciamo noi quando prendiamo la casa

Su 90+ immobili gestiti questa procedura l'abbiamo fatta decine di volte, ed è il primo blocco dell'onboarding. Verifichiamo se il CIN esiste e se è corretto, lo richiediamo dove manca, controlliamo titolo di disponibilità e dati catastali prima di aprire la pratica, e seguiamo l'iscrizione regionale dove serve.

Poi la parte che pesa nel tempo: il codice va su tutti gli annunci, e noi pubblichiamo su 50+ portali, quindi il rischio di dimenticarne uno è nostro, non tuo. Allo stesso modo controlliamo estintori e rilevatori, le comunicazioni di polizia e l'imposta di soggiorno, spiegata nella guida dedicata. Il modello resta lo stesso: nessun costo fisso, nessun canone mensile, solo una percentuale sui ricavi.

Da quando valgono questi numeri

Questa guida è aggiornata ad agosto 2026. Importi delle sanzioni, modalità di richiesta e obblighi collegati cambiano per legge, spesso con la manovra di fine anno: prima di agire, verifica il quadro aggiornato con il tuo commercialista. Noi gestiamo case, non facciamo consulenza fiscale, e questa pagina spiega come funzionano le regole senza sostituire il parere sul tuo caso.

Fonti. D.L. 145/2023 art. 13-ter (banca dati nazionale delle strutture ricettive e Codice Identificativo Nazionale); decreto del Ministero del Turismo del 6 giugno 2024 e successivi avvisi sull'entrata a regime; obbligo pieno dal 1 gennaio 2025. La normativa regionale sarda sull'iscrizione delle strutture resta autonoma. Questa guida spiega il quadro generale e non sostituisce il parere del tuo consulente.

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Domande frequenti

Che cos'è il CIN e chi deve richiederlo?

Il CIN è il Codice Identificativo Nazionale assegnato dal Ministero del Turismo a ogni unità immobiliare destinata alla locazione turistica o alla locazione breve, e a ogni struttura ricettiva. Nasce dalla banca dati nazionale delle strutture ricettive e serve a legare un annuncio a un immobile reale e a un titolare identificato. Lo richiede chi mette la casa in affitto: il proprietario, oppure il gestore o l'intermediario incaricato da lui.

Da quando il CIN è obbligatorio?

Dal 1 gennaio 2025. Da quella data ogni unità destinata alla locazione breve o turistica deve avere il proprio CIN e deve indicarlo negli annunci. Non è un adempimento una tantum legato all'apertura: riguarda anche le case già affittate da anni, che prima del 2025 non avevano bisogno di alcun codice nazionale.

Come si richiede il CIN?

Si richiede online sul portale della banca dati nazionale delle strutture ricettive del Ministero del Turismo, accedendo con SPID o CIE. Servono i dati catastali dell'immobile (comune, foglio, particella, subalterno) e l'indicazione del titolo di disponibilità: proprietà, usufrutto, contratto di locazione che consente la sublocazione, comodato. Il codice viene rilasciato al termine della procedura e resta legato a quella unità immobiliare.

Quali sono le sanzioni se non richiedo o non espongo il CIN?

Sono due violazioni distinte. La mancata richiesta del CIN è sanzionata da 800 a 8.000 euro per ciascuna struttura. La mancata esposizione del CIN negli annunci e sui materiali promozionali è sanzionata da 500 a 5.000 euro per ciascun annuncio. Chi non ha mai chiesto il codice e nel frattempo pubblica annunci può vedersi contestate entrambe, che si sommano.

Il CIN sostituisce il codice identificativo regionale?

No. Sono due cose diverse e convivono. Il CIN è nazionale e nasce dalla banca dati del Ministero del Turismo; il codice regionale nasce dall'iscrizione al sistema informativo della Regione, che in Sardegna resta un adempimento a sé. Uno non assorbe l'altro: chi ha il codice regionale deve comunque richiedere il CIN, e viceversa.

Il CIN va indicato nella Certificazione Unica?

Sì. Dal 2026 il CIN va indicato nella Certificazione Unica rilasciata dall'intermediario che ha incassato i canoni e operato la ritenuta. In pratica il codice esce dal perimetro degli annunci ed entra nei dati fiscali, dove diventa il collegamento tra l'immobile, i corrispettivi dichiarati e la ritenuta subita.